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  • Immagine del redattoredaniela mercorelli

L'Uomo più crudele del mondo: il lato oscuro di noi stessi che non sappiamo riconoscere



Ha debuttato in prima nazionale al Teatro Manini di Narni il 9 febbraio “L’uomo più crudele del mondo” di Davide Sacco, con Lino Guanciale e Francesco Montanari.

Per rendere omaggio a questo evento, ho voluto prendere in prestito la recensione di Globalist ed il servizio di Rainews con le interviste ai protagonisti, che troverete in versione integrale ai link in fondo al post.


Ed ora la domanda che potrebbe rivelarci quella parte di noi stessi che non conosciamo: Uccideresti l’uomo più crudele del mondo per un miliardo di euro? Se nessuno lo sapesse, se nessuno ti condannasse, se fossi autorizzato a farlo. Soprattutto, se nessuno ti giudicasse…


A fine spettacolo, davanti a due attori sfiniti, stremati, madidi di sudore, un pubblico di trecento persone, tra cui solo una ventina di addetti stampa, ha accolto “L’uomo più crudele del mondo” con una standing ovation e lunghi minuti di applausi scroscianti.

Al pubblico può sfuggire lo svolgimento intellettuale di una rappresentazione, ma sa cosa gli piace, sa cosa lo emoziona, e il calore dimostrato credo sia la prova che al Manini di Narni l’antico rito del teatro si è svolto.

L’uomo più crudele del mondo è un testo surreale o urgente? (.....)

“L’uomo più crudele del mondo” ci sbatte in faccia quel “conosci te stesso” che accoglieva il viandante all’ingresso del tempio di Apollo, che ricordava sì, all’uomo, di riconoscere i suoi limiti, le sue fragilità, ma anche il suo lato oscuro. Guarda chi realmente sei.

Francesco Montanari e Lino Guanciale mettono a nudo la menzogna, l’ipocrisia, fanno teatro spingendoci a vedere quello che potenzialmente siamo. Esasperando tragedie personali, catastrofi ed esaltazioni, portano in scena la più gigantesca delle tragedie: la vita. E lo fanno con un ritmo inarrestabile, con un susseguirsi serrato di battute come:

“Dio, ma perché facciamo così schifo? – Che vuole siamo uomini è normale”.

“Non faccio queste cose! Non penso queste cose. – Le pensa eccome, solo che non le fa perché ha paura di essere giudicato”.

Ne “L’uomo più crudele del mondo” vediamo il realizzarsi di una felice congiuntura: se un testo non vive senza bravi attori, due bravi attori hanno bisogno di un buon testo per esprimersi al meglio. Lino Guanciale, Francesco Montanari e Davide Sacco sono riusciti a creare questa magia.

Lino Guanciale è un bravissimo attore che abbiamo imparato ad amare nelle fiction. Ma amare Guanciale nelle fiction è come essere felici di vedere un leone al circo. Sono le tavole del palcoscenico la sua savana. È qui che libera la sua crudeltà, la sua energia.

Francesco Montanari oscilla continuamente tra note alte e basse, trascinando con sé lo spettatore in un vortice di paura, esaltazione, disgusto, mediocrità, avidità, pudore, pavidità. Senza i filtri della macchina da presa, lì, davanti agli occhi di chi cerca di capire chi sia l’uomo più crudele del mondo, fa vivere angoscia, senso di colpa, vittoria, terrore, delirio.

Montanari e Guanciale, insieme, tirano fuori quella crudeltà latente che sembra nascere dalla libertà (....) creano quell’alchimia che ci mette in contatto con le nostre angosce profonde, ci chiudono nella stanza dei nostri istinti, ci illudono di trovarci in una situazione unica e irripetibile frutto delle circostanze. Ci fanno credere che siamo in balia di un agente esterno avverso. Creano per noi uno spettacolo abietto e biecamente spaventoso. Immorale.

Ambiente cupo, luci insufficienti, porta chiusa. So che è chiusa perché mi viene detto. E se casualmente scopro che è aperta? Cosa accade se non posso più dare la colpa a un altro? Se non sono in trappola ma libero. Quanto vale la mia libertà? Quanto vale la mia felicità? Qual è il mio prezzo? Chi è l’uomo più crudele del mondo? E se fossi io? E se fossi giustificato ad esserlo?


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Parlano i protagonisti


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