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Il Mostro e il Creatore: Solitudine, Rifiuto e Responsabilità in Frankenstein di Mary Shelley

Immagine del redattore: daniela mercorelli
daniela mercorelli
17 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min
"Ero buono e affettuoso; la miseria mi ha trasformato in un demonio. Rendimi felice, e sarò di nuovo virtuoso."— Mary Shelley, Frankenstein (1818)

Nella quarta tappa del nostro viaggio d'ottobre attraverso le crepe del Perturbante, facciamo un passo indietro nel tempo fino alla notte tempestosa del 1816 a Villa Diodati, sulle rive del Lago di Ginevra. Fu lì che una diciannovenne Mary Wollstonecraft Shelley diede vita a una delle mitologie più potenti, incomprese e profetiche della modernità: Frankenstein; ossia il moderno Prometeo.

Se nella tappa precedente abbiamo accarezzato la malinconia gentile di Edward mani di forbice — la creatura rimasta incompiuta per la morte prematura del suo inventore —, con Mary Shelley entriamo nel cuore dell'orrore etico ed esistenziale: cosa accade quando il creatore non muore, ma sceglie deliberatamente di fuggire dinanzi alla propria opera?



1. La Genesi della Reiezione: L'Abbandono dell'Origine


Per molto tempo, parte del cinema del Novecento ha ridotto la Creatura a una figura stilizzata, rigida e mossa da cieca furia distruttiva. Ma il romanzo originale del 1818 racconta una storia radicalmente diversa e infinitamente più tragica — una sensibilità autentica che maestri del gotico contemporaneo come Guillermo del Toro hanno saputo riscoprire e valorizzare nel loro Frankenstein. Nel cinema di Del Toro, da sempre attento alla poesia degli emarginati e dei "mostri" incompresi, la Creatura ritrova la sua dignità originaria: non un pericolo da sopprimere, ma un essere vulnerabile, poetico e spezzato, la cui sofferenza mette a nudo la vera mostruosità che risiede nella rigidità e nel rifiuto umano.

Victor Frankenstein non è uno scienziato pazzo spinto dal male, ma un giovane intellettuale ossessionato dal superamento dei limiti umani e dalla vittoria sulla morte. Tuttavia, nel momento esatto in cui l'ardimento scientifico si compie e la materia inerte prende vita sotto il bagliore di una candela quasi spenta, si consuma il primo vero delitto della storia: il rifiuto estetico ed emotivo.

Victor osserva gli occhi giallastri, la pelle traslucida e i lineamenti sproporzionati dell'essere che ha assemblato, e ne prova un profondo ribrezzo. Invece di accogliere, guidare e proteggere la nuova vita appena generata, Frankenstein fugge dalla stanza, lasciando un essere neonato, dotato di enorme forza ma del tutto privo di strumenti, solo nella penombra.

La tragedia di Frankenstein non nasce dunque dal gesto della creazione, ma dall'assenza di responsabilità morale del creatore.


2. L'Educazione Sentimentale del "Diverso"


Uno dei capitoli più sublimi e toccanti del romanzo è il racconto in prima persona della Creatura. Rifugiatasi in un piccolo capanno adiacente alla dimora della famiglia De Lacey, la Creatura osserva in silenzio la vita quotidiana degli umani attraverso una fessura nel legno.

Impara il linguaggio ascoltando le conversazioni familiari, scopre la dolcezza della musica e gli affetti, e si educa alla filosofia e alla letteratura trovando nella foresta tre testi fondamentali:

  • I dolori del giovane Werther di Goethe (da cui apprende la profondità delle emozioni e della malinconia);

  • Le Vite parallele di Plutarco (da cui apprende la virtù, la politica e l'ampiezza della storia umana);

  • Il Paradiso Perduto di Milton (da cui trae la grammatica della propria condizione existentiale).

Nel confrontarsi con il poema di Milton, la Creatura pronuncia una riflessione lacerante: si rende conto di non essere adatta al ruolo di Adamo — l'essere amato, custodito e benedetto dal Creatore —, ma di essere stata scaraventata direttamente nella condizione di Satana, l'angelo caduto scacciato senza alcuna possibilità di redenzione, con un'unica atroce differenza: perfino il Diavolo aveva i suoi compagni di sventura, mentre la Creatura è assolutamente sola.


3. La Nascita del Mostro: La Violenza della Società


La Creatura non nasce malvagia. Il suo stato naturale è la benevolenza: aiuta segretamente i contadini spaccando la legna per loro durante la notte, desidera ardentemente far parte della comunità e offre un cuore puro al mondo.


La sua trasformazione in "mostro" è il risultato sistematico dei traumi e dei rifiuti subiti:

  1. L'aggressione della famiglia De Lacey: Quando tenta di presentarsi al vecchio cieco (l'unico che non può giudicarlo dalle apparenze), l'arrivo dei giovani provoca il terrore, la percosse e la fuga.

  2. Il ferimento da parte del cacciatore: Dopo aver salvato una bambina che stava annegando in un fiume, la Creatura viene ripagata con un colpo di fucile da parte di chi scambia il suo soccorso per un'aggressione.

È a questo punto che si compie la spezzatura morale:

"Se non posso ispirare amore, causerò terrore."

La mostruosità della Creatura è una costruzione sociale. È lo specchio riflesso del pregiudizio, del rifiuto della diversità e dell'incapacità dell'uomo di guardare oltre la superficie estetica — un filo rosso che lega strettamente Shelley a Il ritratto di Dorian Gray, ad Edward mani di forbice e alla cinematografia di Guillermo del Toro.



4. Specchi d'Oggi: La Responsabilità del Creare e il Gotico d'Autore


Rileggere Frankenstein nel XXI secolo significa confrontarsi con domande di urgente attualità:

  • L'Etica della Scienza e della Tecnica: In un'epoca dominata dallo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale, dalle ingegnerie genetiche e dalle biotecnologie, la lezione di Mary Shelley risuona come un monito indescrivibile. Non basta possedere il potere di "creare"; la vera sfida risiede nell'etica della custodia e nella capacità di gestire le conseguenze delle nostre invenzioni.

  • La Rilettura di Guillermo del Toro: La rielaborazione cinematografica di Guillermo del Toro porta a compimento la lezione della Shelley. Per Del Toro — da sempre regista del "gotico dell'empatia" (La forma dell'acqua, Il Labirinto del Fauno, Crimson Peak) —, la Creatura è l'incarnazione dell'outsider incompreso. Del Toro rimuove qualsiasi stereotipo grottesco per restituirci la tragica bellezza di un Prometeo ferito, ricordandoci che il vero orrore risiede nella freddezza istituzionale e nella violenza di chi rifiuta ciò che non comprende.

  • L'Emarginazione del "Diverso": La Creatura rappresenta ogni individuo o categoria sociale ghettizzata, rifiutata e giudicata mostruosa semplicemente perché non conforme ai canoni o agli standard estetici dominanti.

  • Il Legame con le altre Tappe:

    • Come Dorian Gray, Victor Frankenstein cede alla tentazione della vanità estetica e rifiuta la bruttezza;

    • Come Edward, la Creatura possiede un'anima sensibile intrappolata in una forma che incute spavento; ma mentre Edward trova rifugio nella creatività, la Creatura di Shelley viene spinta nell'abisso dalla totale assenza di amore.


Conclusione: Il Grido di una Creatura Inascoltata


Frankenstein ci ricorda che i veri mostri non si nascondono necessariamente nelle sembianze difformi o nelle cicatrici della pelle, ma nella freddezza dei cuori incapaci di empatia.

Quando Victor rifiuta perfino di concedere alla Creatura una compagna con cui condividere la solitudine dell'esistenza, il destino di entrambi è sigillato: una caccia tragica e disperata tra i ghiacci dell'Artico, dove creatore e creatura si fondono in un unico abbraccio distruttivo.

Un capolavoro eterno che ci insegna come l'umanità non sia un dato biologico, ma una scelta quotidiana di cura, accoglienza e responsabilità.


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