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Le Ombre della Mente: Frankenstein, Dorian Gray e l'Abisso di Edgar Allan Poe

Immagine del redattore: daniela mercorelli
daniela mercorelli
11 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Se il cinema gotico attraversa i nostri occhi con immagini di nebbia, sangue e teatri barocchi, la letteratura dell'inquietudine fa qualcosa di ancora più intimo e spaventoso: scende direttamente nelle stanze segrete della nostra mente.

In questo secondo appuntamento di ottobre per CineMetaforicamente, lasciamo per un attimo le sale cinematografiche per sfogliare le pagine che hanno inventato il concetto stesso di "Perturbante" (Das Unheimliche): quella sensazione sottile e vertiginosa in cui ciò che ci è familiare si deforma improvvisamente, svelando un lato oscuro, rimosso o inaspettato.


Oggi esploriamo tre capisaldi assoluti che non hanno mai smesso di interrogarci sul valore della nostra coscienza: il mito della creatura in Frankenstein di Mary Shelley, lo specchio della vanità ne Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, e l'abisso della psiche nei racconti di Edgar Allan Poe.



1. Mary Shelley e Frankenstein (1818): Il Mostro come Specchio del Rifiuto

Scritto da una diciannovenne straordinaria durante la celebre, piovosa estate del 1816 a Villa Diodati, Frankenstein; o il Prometeo moderno è molto più di un romanzo di fantascienza o di orrore: è un saggio filosofico sulla solitudine e sulla responsabilità morale.

Victor Frankenstein non crea un mostro malvagio per natura. La "Creatura" nasce priva di odio, desiderosa solo di apprendere il linguaggio, la bellezza della natura e l'affetto umano. È il rifiuto del creatore, inorridito dalla bruttezza della sua stessa opera, a condannarla all'emarginazione. La mostruosità della Creatura diventa così il riflesso diretto della codardia di Victor e del pregiudizio della società.

  • Perché ci parla ancora oggi? In un'epoca in cui ci interroghiamo sui limiti dell'Intelligenza Artificiale, sulla manipolazione genetica e sulla tendenza a rifiutare ciò che percepiamo come "diverso", Frankenstein ci ricorda che il vero orrore non nasce dalla scienza o dalla scoperta, ma dall'assenza di empatia e dalla fuga dalle nostre responsabilità.


2. Oscar Wilde e Il ritratto di Dorian Gray (1890): La Vanità e la Scissione dell'Anima


Se c'è un romanzo che dialoga in modo profondo e speculare con le nostre riflessioni su L'avvocato del diavolo, quello è senza dubbio Il ritratto di Dorian Gray.

Dorian baratta la propria anima per un desiderio apparentemente innocuo ma devastante: conservare un'eterna, impeccabile giovinezza visibile, mentre le rughe, le bassezze e la decomposizione morale del suo vissuto si trasferiscono segretamente sulla tela dipinta da Basil Hallward.

Mentre Dorian vaga per la Londra vittoriana mantenendo un volto d'angelo, la soffitta custodisce il suo vero volto: un ritratto mostruoso, sfigurato dal cinismo, dall'egoismo e dalla vanità. È la tragedia della superficie: l'illusione che si possa separare l'immagine estetica dalle conseguenze etiche delle proprie azioni.

  • Il legame con il nostro presente: Nell'era dei social media, dei filtri digitali e dell'ossessione per una perfezione formale esibita a ogni costo, la soffitta di Dorian Gray è la metafora perfetta di tutto ciò che cerchiamo di nascondere dietro la maschera del nostro profilo pubblico.



3. Edgar Allan Poe: Il Demone della Perversità e la Prigione della Mente

Nessuno ha saputo raccontare la claustrofobia della colpa come Edgar Allan Poe. Nei suoi racconti del terrore — da Il cuore rivelatore a Il gatto nero, fino a La caduta della casa degli Usher — l'orrore non arriva mai da vampiri o presenze esterne: nasce da dentro.

Poe teorizza l'esistenza dell'Imp della Perversità (The Imp of the Perverse), quell'impulso autodistruttivo e irrazionale che spinge l'essere umano a compiere un'azione sbagliata proprio perché sa che non dovrebbe compierla. I suoi protagonisti sono uomini prigionieri delle proprie ossessioni, la cui ragione crolla gradualmente sotto il peso del rimorso e della paranoia. Il battito del cuore nascosto sotto il pavimento o il miagolio dietro la parete murata non sono altro che il grido inascoltato della coscienza che esige giustizia.

  • La casa come mente: In La caduta della casa degli Usher, la magione crepeata e decadente che sprofonda nello stagno è la perfetta trasfigurazione visiva del crollo psichico dei fratelli Usher.


L'Eredità della Notte: Perché Leggere i Classici del Perturbante

Leggere questi autori in autunno non è un esercizio di evasione o un semplice intrattenimento stagionale. Frankenstein, Dorian Gray e i racconti di Poe funzionano come uno scanner emotivo: ci costringono a guardare nelle zone d'ombra che spesso preferiamo ignorare.

Ci ricordano che i mostri più spaventosi non si nascondono sotto il letto, ma nelle decisioni che prendiamo, nei patti che stringiamo con il nostro ego e nei segreti che rifiutiamo di affrontare.

E voi, quale di questi tre sguardi sull'oscurità sentite più vicino? La solitudine incompresa della Creatura, la trappola estetica di Dorian o la claustrofobia psicologica di Poe?

Raccontatemelo nei commenti e preparatevi: nel prossimo appuntamento ci tufferemo nelle sonorità dark, gothic e malinconiche della musica d'autunno!

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