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l Valzer dei Mostri e la Malinconia Sinfonica: L'Universo Sonoro di Danny Elfman e Tim Burton

Immagine del redattore: daniela mercorelli
daniela mercorelli
15 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min
La musica di Danny fa qualcosa di unico: dà un'anima pulsante, dolce e spaventosa a ciò che la società liquida come strano, mostruoso o deforme."— Tim Burton

Nella sesta e ultima tappa del nostro viaggio d'ottobre attraverso i territori del Perturbante, giungiamo al luogo in cui le ombre smettono di fare paura e si trasformano in poesia pura. Dopo aver esplorato il doppio e l'ossessione (Black Swan), la maschera della vanità (Il ritratto di Dorian Gray), l'emarginazione della creatura (Edward mani di forbice e Frankenstein) e l'architettura della notte (Disintegration dei The Cure), chiudiamo il cerchio con il sodalizio artistico più fiabesco e visuale del cinema contemporaneo: quello tra Tim Burton e Danny Elfman.

Se la regia di Burton costruisce architetture sghembe, tetti a punta e figure sgraziate ma colme di grazia, è la musica di Elfman a donare loro un cuore battente. Senza quelle note incantate e inquietanti, il mondo di Burton rimarrebbe una straordinaria galleria di bozzetti; con Elfman, diventa una vera e propria filosofia della nostalgia e del riscatto.



1. Due Outsider a Hollywood: L'Incontro di due Anime Affini

Negli anni '80, quando Tim Burton muoveva i primi passi dopo l'uscita dagli studi Disney — dove si sentiva un alieno incompreso —, incontrò Danny Elfman, all'epoca frontman eclettico e sfrontato della band new wave/ska-punk Oingo Boingo. Nessuno dei due possedeva una formazione accademica tradizionale nel cinema d'autore hollywoodiano; entrambi condividevano però un'infanzia passata ad amare i monster movie della Hammer, le illustrazioni di Edward Gorey, il circo e le colonne sonore classiche di Bernard Herrmann e Nino Rota.

Da Pee-wee's Big Adventure (1985) a Beetlejuice (1988), fino ai capolavori degli anni '90 e 2000, il binomio Burton-Elfman ha ridefinito la grammatica della colonna sonora cinematografica, creando un sottogenere unico: il gotico fiabesco sinfonico.

    Immaginario Burtoniano               Visione Sonora di Elfman 

   Outsider,                                 Cori eterei,
   Architetture Gotiche,      ◄──────►       Carillon,
   Storie di Creature Incompiute             Archi pizzicati, 
                                             Valzer grotteschi
                   │                                       │
                   └───────────────────┬───────────────────┘
                                       ▼
                       [ LA SINFONIA DEGLI INCOMPRESI ]
              "Dare voce e dignità poetica alla mostruosità"

2. La Grammatica Sonora del Perturbante Fiabesco

Come si traduce in musica la solitudine di chi è diverso? Elfman ha codificato un lessico orchestrale inconfondibile, basato sul contrasto continuo tra l'innocenza dell'infanzia e il brivido dell'ignoto:

  1. Il Carillon e il Celesta: Strumenti simbolo del tempo sospeso, della memoria infantile e del giocattolo dimenticato in soffitta.

  2. I Cori di Voci Bianche e Femminili: Voci eteree e celestiali che cantano senza parole (vocalizzi), creando un effetto di vertigine cosmica e purezza sacra.

  3. I Pizzicati degli Archi e i Legni Scuri: Ritmi frenetici e zoppicanti che richiamano lo scheletrico, il marciare delle marionette e il circo delle curiosità.

  4. Gli Ottoni Minacciosi e i Valzer Tragici: Grandi aperture orchestrali che trasformano la marcia militare o il valzer da salotto in una danza macabra carica di pathos.


3. Anatomia dei Capolavori: Quando la Musica Racconta la Psiche

Edward mani di forbice (1990) — Il Miracolo di Ice Dance

Se c'è un brano che sintetizza la purezza dell'arte come compensazione dell'isolamento, questo è Ice Dance. Mentre Edward scolpisce il blocco di ghiaccio nel giardino della casa a pastello, trasformando la materia fredda in un'opera d'arte, la musica di Elfman esplode in un coro di soprani e archi di una bellezza struggente.

La neve che scende sulla cittadina non è che il pulviscolo del ghiaccio scolpito da Edward: la musica trasforma un gesto di solitudine in un atto di amore universale. Come abbiamo visto nell'articolo dedicato al film, le lame di Edward non possono toccare senza ferire, ma la musica di Elfman permette al suo sentimento di abbracciare Kim senza distruggerla.


Nightmare Before Christmas (1993) — L'Angoscia del Re delle Zucca

In Nightmare Before Christmas (di cui Elfman non solo compone la colonna sonora, ma presta anche la voce cantata al protagonista Jack Skellington), il musical gotico raggiunge il suo apice. Brani come Jack's Lament raccontano la crisi d'identità dell'artista: Jack è il re incontrastato della Notte di Halloween, acclamato da tutti, ma dentro di sé sente un vuoto incolmabile.

La contaminazione tra il mondo delle streghe e quello del Natale diventa la metafora del desiderio di appartenere a qualcosa di luminoso, anche a costo di fraintenderne la natura.


Batman (1989) e Batman Returns (1992) — La Marcia dell'Eroe e la Tragedia del Pinguino

Con Batman, Elfman reinventa la musica dei supereroi: la sua marcia d'apertura in mi minore è cupa, maestosa, impregnata di tragedia. In Batman Returns, il tema del Pinguino (Oswald Cobblepot) è una nenia straziante che accompagna un neonato deforme abbandonato nelle fogne dai genitori borghesi — un chiarissimo richiamo al romanzo di Mary Shelley. Elfman non sonorizza la malvagità del Pinguino, ma la sua ferita originaria.


La sposa cadavere (2005) & Big Fish (2003) — La Riconciliazione con la Morte e il Mito

In La sposa cadavere, il jazz macabro del mondo dei morti è festoso e vitale, mentre il mondo dei vivi è grigio e soffocante: la musica ribalta il concetto di vita e morte. In Big Fish, le note nostalgiche di Elfman accompagnano il racconto del padre affetto da una malattia terminale, trasformando il trapasso finale in un fiume di fiaba dove tutti i personaggi stravaganti della sua vita lo attendono per salutarlo.


4. La Dimensione Filosofica: La Musica come Riscatto degli Incompresi

Il contributo più profondo di Danny Elfman al cinema gotico risiede nel suo rifiuto di utilizzare la musica come strumento di giudizio morale.

Dove un compositore tradizionale avrebbe utilizzato dissonanze aggressive per sottolineare la bruttezza o il pericolo di un mostro, Elfman inserisce un melos nostalgico, un carillon o un coro commovente. In questo modo, lo spettatore viene spinto a sperimentare l'empatia prima della paura.

La musica diventa la patria di chi non ha casa, il rifugio ideale dove la deformità fisica si scioglie nella grazia dell'armonia. È il "valzer dei mostri": un invito a danzare insieme alle proprie ombre e a non vergognarsi delle proprie cicatrici.


5. Il Cerchio si Chiude: Il Bilancio del Viaggio d'Ottobre

Con questo approfondimento su Danny Elfman e Tim Burton, il percorso d'ottobre di CineMetaforicamente giunge al suo compimento. Ripercorrendo le 6 tappe, emerge una mappa chiara dell'animo umano:

[   1. Black Swan ] ► L'Ossessione e la Metamorfosi del Doppio
         
[ 2.Dorian Gray] ► La Maschera dell'Apparire vs la Verità    dell'Anima
         
[ 3. Edward Mani di Forbice ] ► La Creatura Incompiuta e la Società del Conformismo
         
[ 4. Frankenstein ] ► Il Rifiuto del Creatore e la Nascita del "Mostro"
         
[ 5. Disintegration ] ► L'Architettura della Melancolia e il Tempo che Scomplete
         
[ 6. Elfman & Burton ] ► La Sintesi Sinfonica: Il Riscatto e la Grazia degli Incompresi

Ogni opera ha esplorato una crepa del nostro essere; la musica di Elfman e Burton ci regala la chiave finale: il Perturbante non è qualcosa da scacciare, ma una parte di noi da accogliere con dolcezza e poesia.

E voi, quale colonna sonora di Danny Elfman custodite nel cuore? Quale melodia vi fa sentire a casa tra le ombre? Scrivetecelo nei commenti e preparatevi: novembre è alle porte con nuovi temi e orizzonti da esplorare insieme.

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